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L’uomo e la donna: che coppia formidabile sarebbero, se solo lo volessero; se solo fossero capaci di comprendere fino a che punto hanno bisogno l’uno dell’altra.
Che cosa non riuscirebbero a fare; quali ostacoli non saprebbero superare; quali mete potrebbero restare al di là della loro ambizione, se solo potessero levarsi la benda agli occhi e riconoscere, al primo sguardo, che sono fatti per procedere insieme e per darsi l’un l’altra il meglio di cui sono capaci, e non già, come troppo spesso avviene, il peggio.

Insieme sono una forza, una forza quasi irresistibile: si stenta a immaginare il limite, a pensare a quello che sarebbe troppo per loro; i fardelli più pesanti, i sacrifici più eroici, l’amore e la dedizione più puri, scaturiscono dal loro accordo, dalla loro sintonia.
Ma cos’è, esattamente, che impedisce loro di unire le forze, di farsi del bene, di donarsi la propria parte migliore?

Tutto ha avuto inizio quando la cultura della modernità ha insinuato in loro il serpente della diffidenza, del sospetto, della gelosia; quando, in particolare, la donna ha incominciato a sentirsi defraudata dei suoi “diritti”, a considerarsi un semplice oggetto nelle mani dell’uomo (la Nora di Ibsen, quanto male ha fatto il suo esempio!) e a rivendicare una impossibile “uguaglianza”, che altro non è se non la negazione della propria specificità ontologica.

Da quel malaugurato giorno, niente è più stato come prima fra l’uomo e la donna; ciò che prima veniva fatto con spontaneità, con naturalezza, con trasporto, è divenuto materia di una contabilità minuziosa, è stato registrato sulla partita doppia del dare e dell’avere, è stato messo in conto all’altro, come una cambiale in attesa di riscossione.

Intendiamoci: non che prima il rapporto fra uomo e donna fosse sempre e solo idilliaco; talvolta non era nemmeno rispettoso: ma questa era l’eccezione, non la regola; e la solidità delle famiglie di una o due generazioni fa, i figli cresciuti con amore e con sani principi, i nipoti accolti con gioia, tutto questo ne è la prova migliore, perché basata su di una realtà che moltissimi di noi hanno conosciuto e non pochi hanno avuto la fortuna di vivere in prima persona.

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